
FONDAZIONE STOCK PER GLI STUDI SULLA COESISTENZA TRA I POPOLI
La Fondazione Stock per gli studi sulla coesistenza tra i popoli nasce a Trieste sulla base di un fondamentale intento programmatico: perseguire la coesistenza pacifica ed il dialogo costruttivo tra popoli.
Un proposito che non è soltanto un ideale, ma si basa su alcune azioni concrete che la Fondazione ha svolto e continua a svolgere, fondate su tre assi portanti: l’educazione, le scienze le arti.
Nell’ambito di queste tre discipline la Fondazione promuove incontri, eventi, collaborazioni, scambi ad alto livello per far sì che le diverse parti (culture, etnie, religioni) si confrontino e dialoghino per un fruttuoso scambio di idee.
I giovani vengono prevalentemente orientati allo studio, allo sport, al lavoro, con particolare attenzione alle realtà arabe e israeliane, per creare team e progetti comuni.
In particolare, per quanto riguarda la formazione e l’istruzione dei giovani, la Fondazione attinge alle preziose risorse degli insegnanti e degli allievi del Collegio del Mondo Unito di Trieste, quintessenza della coesistenza matura e ponderata tra i popoli, ed investe nell’educazione con un fiore all’occhiello quale la scuola secondaria di primo grado di Campi Elisi, intestata alla memoria di Lionello Stock.
Tra le testimonianze, le attività e i riconoscimenti della Fondazione Stock si ricordano:
- la conquista del primo premio al concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah”, affidato nel gennaio 2009 dal Ministero dell’Istruzione alla classe III D della stessa scuola Lionello Stock;
- l’istituzione del Premio Lionello Stock per giovani imprenditori che il Consorzio per l’Area di Ricerca assegna a un giovane studioso che abbia contribuito alla ricerca e all’applicazione dei risultati nell’ambito industriale-scientifico;
- l’intitolazione del reparto di dermatologia pediatrica nell’ospedale di Tel Aviv al dr. Gino Stock, che da sempre aveva concepito il proprio lavoro (medico dermatologo) come una vera missione;
- una targa ricordo nel nome della generosità di Enzo e Renata Cantarutto per il supporto prestato all’ospedale Alyn di Gerusalemme, l’unico ospedale dove medici israeliani e palestinesi operano fianco a fianco;
- una targa che dedica la sala prove cantanti del Teatro Verdi di Trieste a Emilio Weinberg, ricordato per i suoi studi musicali e per il suo mecenatismo e un premio intitolato allo stesso Weinberg nell’ambito del Concorso Lirico Internazionale Carlo Cossutta che ha portato a Trieste le più belle voci di tutto il mondo;
- un importante riconoscimento del Presidente Shimon Peres all’attività della Fondazione per il profondo impegno nei confronti della coesistenza, del dialogo e della tolleranza.
“Accogliere per conoscere o conoscere per accogliere?”
Intervento di Liliana Stock
Fino al secolo scorso nelle scuole di insegnavano soprattutto la storia Patria e la religione di Stato, questo presupponeva un peccato d’orgoglio e una scelta che era stata fatta senza termini di paragone, del tipo: il mio Paese e è il migliore, la mia Religione la più vera.
Ma oggi non è più così. Finita l’era dei contrasti sanguinosi e delle oppressioni totalitarie, i giovani possono finalmente soddisfare le proprie curiosità per quanto avviene al di là dei confini.
La cultura del viaggio li porta a vivere nuove esperienze nell’incontro con l’altro. Hanno compreso la fatuità dei pre-giudizi, giudizi dati a priori senza conoscere l’argomento cui si riferivano.
Nuovi concetti si sono diffusi nelle scuole e nelle università, contagiando anche i genitori e interessando particolarmente gli intellettuali. Oggi, parole come multiculturalità e identità plurima, così come simposio, fondazione, convegno, fanno ormai parte del frasario e dell’esperienza quotidiani.
La facilità di spostarsi in aereo da un Paese all’altro ha reso il mondo più piccolo e l’orizzonte personale più grande.
Già Stendhal affermava che “il viaggio è una metafora della vita e l’esilio è una metafora del viaggio” e, aggiungiamo noi, “l’accoglienza è una metafora della coesistenza”.
Quindi “conoscere per accogliere” o “accogliere per conoscere”? In qualsiasi modo si presenti, il concetto va bene comunque.
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