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Museo ebraico Carlo e Vera Wagner di Trieste Stampa E-mail
In mostra fino al 15 ottobre al Museo ebraico Carlo e Vera Wagner di Trieste

BESA, UN CODICE D'ONORE
ALBANESI MUSULMANI CHE SALVARONO GLI EBREI DALLA SHOAH
Un'esposizione a cura di Yad Vashem, dal museo dell'Olocausto di Gerusalemme


Negli anni drammatici della seconda guerra mondiale fu un rigido codice d'onore, detto Besa, a decretare la salvezza degli ebrei di Albania. Mentre nel resto d'Europa la persecuzione mieteva le sue vittime lì gli ebrei vennero infatti considerati ospiti e in quanto tali da proteggere e preservare. Fino al punto di donare loro abiti e nomi musulmani.

A raccontare questa vicenda, ancora poco nota all'opinione pubblica occidentale, è la mostra “Besa, un codice d'onore. Albanesi musulmani che salvarono gli ebrei dalla Shoah” in esposizione per la prima volta in Italia al Museo ebraico Carlo e Vera Wagner fino al 15 ottobre.
Realizzata da Yad Vashem, il museo dell'Olocausto di Gerusalemme, la rassegna propone le suggestive immagini del fotografo americano Norman Gershman che per cinque anni ha percorso l'Albania recuperando le testimonianze di questo straordinario salvataggio che riguardò quasi 2 mila ebrei e documentandolo attraverso i ritratti dei salvatori e dei loro discendenti.

La storia appare ancora più sorprendente se si considera che nei primi decenni del Novecento l'Albania, paese a maggioranza musulmana, contava una popolazione di 803 mila abitanti di cui solo 200 erano ebrei. Dopo l'ascesa al potere di Hitler nel 1933 molto ebrei trovarono però rifugio in Albania. Diverse fonti stimano che vi affluirono da 600 a 1800 a rifugiati ebrei provenienti da Germania, Austria, Serbia, Grecia e Jugoslavia nella speranza di proseguire alla volta d'Israele o di altri paesi.

Dopo l'occupazione nazista nel 1943 gli albanesi, con un atto di grande generosità, rifiutarono di consegnare le liste degli ebrei che vivevano nel paese. Varie agenzie governative fornirono a molti ebrei documenti falsi che consentirono loro di mescolarsi al resto della popolazione. E gli albanesi non solo protessero i loro cittadini ebrei ma diedero rifugio ai tanti ebrei giunti in Albania quando ancora era sotto il dominio italiano, che ora rischiavano la deportazione nei campi di sterminio.

A proteggere gli ebrei fu Besa, l'antico codice d'onore del popolo albanese, profondamente radicato nella cultura e nelle usanze. Besa alla lettera significa “mantenere la promessa”. Chi si comporta secondo Besa è qualcuno che tiene fede alla parola data, a cui si può affidare la propria vita e quella della propria famiglia.
Quasi tutti gli ebrei che si trovavano entro i confini dell'Albania durante l'occupazione tedesca furono salvati, fatta eccezione per poche famiglie. L'Albania, unico paese europeo a maggioranza musulmana riuscì così dove le altre nazioni europee fallirono.

Sembra che il codice Besa si sia sviluppato dalla fede musulmana secondo un'interpretazione tipica degli albanesi. Ma l'aiuto prestato agli ebrei e ai non ebrei può anche essere inteso come una sorta di onore nazionale in nome del quale gli albanesi si prodigarono nel prestare aiuto e addirittura entrarono in competizione per il privilegio di salvare gli ebrei con atti che nacquero dalla compassione, dalla bontà e dal desiderio di sostenere chi si trovava in una situazione di bisogno anche se di altra fede o altra origine.

“Besa – spiega il fotografo Norman Gershman – è molto più della semplice ospitalità. E' un sentimento che ti lega a chi entra nella tua sfera contro ogni avversità”. Non a caso nel 1934 Herman Bernstein, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Albania scrisse “In Albania non vi è traccia di alcuna discriminazione contro gli ebrei perchè l'Albania è oggi uno dei pochi paesi in Europa in cui il pregiudizio e l'odio religioso non esiste benchè gli stessi albanesi siano divisi in tre fedi”.

 

Il FOTOGRAFO NORMAN GERSHMAN

Norman H. Gershman ha cominciato la sua carriera di fotografo relativamente tardi. Ha studiato con fotografi come Ansel Adams, Roman Vishniac e Arnold Newman ed è stato influenzato dai loro lavori. È stato anche sotto la tutela di Cornell Capa, il fondatore e direttore dell'International Center of Photography a New York. Gershman ha sviluppato un suo stile personale incentrato sul ritratto, nel quale lascia il suo tocco enfatizzando la speciale personalità del soggetto. Oggi vive e lavora ad Aspen in Colorado.

Per quattro anni Gershman ha fotograto famiglie musulmane che salvarono ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, facendo convergere due mondi apparentemente in contrasto. Da questo lavoro è nata la mostra “Besa, un codice d'onore. Albanesi musulmani che salvarono gli ebrei dalla Shoah” presentata a Trieste per la prima volta in Italia. “Le famiglie musulmane – racconta Gershman - mi ripetevano in continuazione che salvare una vita umana è andare in paradiso. I figli di un salvatore mi dissero che il principio insegnatogli dal padre, secondo cui vivono, è 'se qualcuno bussa alla tua porta, devi assumerti la responsabilità'”.

I lavori di Norman Gershman si trovano presso molte collezioni pubbliche tra cui l'International Center of Photography, New York; il Brooklyn Museum; l'Aspen Museum of Art e molte gallerie in Russia.

“Besa, un codice d'onore. Albanesi musulmani che salvarono gli ebrei dalla Shoah”
fino al 15 ottobre
Museo ebraico Carlo e Vera Wagner
via del Monte 7
Trieste
tel. 040 633819
email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
sito web: www.triestebraica.it

Orario:

  • lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì e domenica 10-13
  • martedì 16-19
 
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