"Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri nel paese d’Egitto" (Es.22,2)
"Il Signore vostro Dio… non usa parzialità, rende giustizia all’orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e vestito" (Dt10,18)
| Memorie di pietra |
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In mostra nella Sinagoga di piazza Giotti a Trieste fino all'8 novembre
MEMORIE DI PIETRA Una carrellata d'immagini d'epoca inedite ricostruisce la Trieste ebraica cancellata dallo sventramento edilizio degli anni Trenta
Visitabile fino a domenica 8 novembre, l'esposizione offre uno spaccato emozionante e finora poco conosciuto del violento impatto che ebbe sulla realtà ebraica l'intervento edilizio che tra il 1934 e il 1937 vide a Trieste all'abbattimento di 181 case, due edifici di culto, tra una Sinagoga, sette magazzini, negozi e stalle, un albergo e dieci case di tolleranza. Il cuore della mostra è costituita dalle immagini scattate dal fotografo triestino Francesco Penco che torna così alla ribalta con una selezione di alcune delle sue opere più belle. Nato il 10 ottobre 1871 e troppo a lungo dimenticato, Penco col suo apparecchio ha “congelato” nella gelatina di migliaia di lastre e pellicole, con una modernità di composizione notevole, gli avvenimenti cittadini più importanti e drammatici della prima metà dello scorso secolo: dallo sciopero dei fuochisti del Lloyd, finito in tragedia con 14 manifestanti uccisi dalle truppe austriache, ai funerali dell’erede al trono imperiale Francesco Ferdinando assassinato a Sarajevo, all’occupazione militare jugoslava della città del maggio 1945, alle manifestazioni per il ritorno della città all’Italia. Negli scatti relativi allo sventramento edilizio finora salvati dall'oblio Penco, avvezzo non a scattare da lontano ma a scendere tra la gente, appare attratto soprattutto dagli aspetti urbanistico-architettonici delle demolizioni e delle successive scenografiche riedificazioni volute dal regime fascista che nella zona di Cittavecchia aprirà gli spazi di una via triumphalis su cui affacceranno i nuovi monumentali edifici. Non sono infatti emerse finora fotografie che mostrino qualche fase della risistemazione della popolazione in altri rioni della città di ben diecimila persone o della distruzione del ghetto. La qualità delle immagini proposte dall'esposizione è straordinaria perché Francesco Penco usava lastre di grandissimo formato, anche di 20 per 30 centimetri che dopo essere state recuperate sono state digitalizzate e restaurate con cura. Ricavate da negativi in vetro di 13x18 centimetri, le sue foto consentono una lettura perfetta di ogni dettaglio. E' invece ancora ignoto l'autore delle altre foto che compongono la mostra. Gli oltre trecento negativi da cui sono state tratte costituiscono in ogni caso un unico “corpus” messo di recente in vendita a Trieste. Le immagini sono state conservate in tre piccoli album di identica fattura e dimensione, dove ogni negativo del formato 6x9 centimetri, è inserito in una tasca di pergamino (carta oliata trasparente) su cui l’autore ha indicato la data dello scatto usando una penna stilografica riempita di inchiostro blu. “Memorie di pietra”
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