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Il Piccolo - 29 luglio 2009 Stampa E-mail
Giovedì 30 Luglio 2009 09:40

Baharier, D'Or, Kristic e il Dautovski Quartet alla Giornata ebraica

Ach in ebraico significa fratello. Acher vuol dire invece ”altro”.

Già etimologicamente, il fratello è quindi nell’altro, nella diversità, prima di tutto religiosa, che caratterizza la ricchezza esemplare della triestinità.
È sintetizzato in poche e chiare parole, pronunciate dagli organizzatori, il cuore del programma della 10.a Giornata europea della cultura ebraica che animerà diversi luoghi di Trieste il 5 e il 6 settembre: due giorni di full immersion nel tema delle feste e delle tradizioni, scelto quest’anno dagli organizzatori.

Il PiccoloUn articolato appuntamento particolarmente sentito dalla città «per la storicità importante della presenza ebraica in regione - ha sottolineato Andrea Mariani, presidente della Comunità ebraica triestina - e nel capoluogo soprattutto, da sempre autentico laboratorio di convivenza e reciproca conoscenza tra i popoli».

E particolarmente sentito anche dai partner istituzionali e commerciali - tra cui Regione, Provincia e Comune di Trieste, Assicurazioni Generali, Fondazione Kathleen Foreman Casali, Cattedra Unesco Giovanni XXII, Centro commerciale Il Giulia, Camera di Commercio -, media partner e sostenitori «che hanno dimostrato concreto entusiasmo e sincera volontà nell’abbracciare la nostra iniziativa», come ha detto Ron Fremder, responsabile dell’evento per WeDoCARE, neonata associazione cittadina che promuove e diffonde le diversità. L’apertura sabato 5 settembre in piazza Giotti con la tradizionale celebrazione della Havdalah, momento conclusivo dello Shabbat, narrata da Haim Baharier, tra i maggiori studiosi ebraici, accompagnato dai canti di David D’Or, una delle maggiori voci israeliane contemporanee.

Domenica 6, giornata ancora all’insegna della musica e della preghiera, ma anche del confronto: attorno alle 12, in piazza Sant’Antonio, la Chiesa Serbo Ortodossa guiderà una celebrazione ecumenica che coinvolgerà tutte le comunità cristiane della città, cui parteciperà anche monsignor Eugenio Ravignani.
Dalle 16.30, al Teatro Verdi, spazio al dibattito dal tema ”L’accoglienza: le fonti spirituali, le paure, la sicurezza, le prospettive” moderato da Alberto Melloni, cui parteciperanno l’antropologo Marco Aime, Haim Baharier, la giornalista Giovanna Botteri, Ismet Busatic, Renzo Tondo, Eugenio Ravignani, solo per citarne alcuni.
Alle 21, davanti alla Sinagogoa, concerto finale con David D’Or, Bilja Kristic, Dragan Dautovski Quartet e Miriam Tukan.
I pricipali luoghi ebraici della città - ghetto, sinagoga, cimitero, museo - saranno naturalmente aperti al pubblico (con visite guidate gratuite). Concludono il programma ben due mostre, anch’esse ad ingresso libero: al museo ebraico di via del Monte sarà allestita la mostra fotografica, curata da Yad Vashem, ”Besa, un codice d’onore.

Albanesi e musulmani che salvarono gli ebrei dalla Shoah”, del fotografo americano Norman Gershman che per cinque anni ha percorso l’Albania per recuperare le testimonianze.
La Sinagoga di piazza Giotti, infine, farà da scenario a ”Memorie di pietra”, carrellata di scatti d’epoca sulla Trieste prima degli anni Trenta, immagini che fanno parte delle collezioni di Claudio Ernè e Fulvio Rogantin.

Monica Baulino

 
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